Il Movimento ha già ingoiato i rospi dell’Ilva e della TAP preconfezionati dal Pd. E lo ha fatto sotto lo sguardo compiaciuto della Lega. È tempo che la prima forza politica del paese s’imponga e porti a casa una vittoria fermando la mangiatoia per antonomasia, l’opera simbolo per eccellenza dell’arroganza e dell’ottusità della vecchia politica che pur di speculare massacra natura e comunità locali e buon senso. La TAV. Se il Movimento 5 Stelle governasse da solo altro che analisi costi-benefici come prevede il contratto, altro che “ridiscuterne integralmente il progetto”, la TAV sarebbe già un brutto ricordo e avrebbero già ritappato il buco. Ma la Lega è favorevole alla TAV e si è dovuto trovare un compromesso. Ora è giusto attendere l’analisi, ma non c’è dubbio che sulla TAV si gioca una partita politica che va ben oltre la singola opera. La Lega appartiene al partito trasversale del cemento che da Forza Italia arriva fino al Pd. Quando si tratta d’infilare il muso in qualche mangiatoia la vecchia politica è sempre andata d’amore e d’accordo. Come dimostra la nuova ondata protav di questi giorni. I deputati di Forza Italia sbandierano in aula cartelli per il sì alla TAV, mentre in quel di Torino il governatore Chiamparino rogna davanti alle telecamere. Non ha neanche più un partito alle spalle e ancora rogna. Che si metta il cuore in pace, tra qualche mese ci sono le elezioni in Piemonte e potrà tornare a cercar funghi. Ma l’immagine simbolo della rediviva resistenza protav l’ha incarnata ancora una vota lui, l’inimitabile Piero Fassino, un uomo che allo spessore politico tipico dei decani del Pd unisce una lungimiranza profetica davvero eccezionale. O almeno così lo avevamo conosciuto perché in questi giorni è apparso completamente rintronato. Il Nostro si è alzato dai banchi dell’opposizione comunale torinese mostrando un cartello con scritto sopra “Torino dice sì alla TAV”. Ma Torino ha detto un sonoro no alla TAV e pure da mo’, lo ha detto trombandolo alle elezioni e votando Chiara Appendino, un sindaco a 5 stelle che è contro la TAV come lo è la sua maggioranza. E se non bastasse, l’Italia ha votato in massa quel Movimento 5 Stelle che la TAV non l’ha mai voluta e non la vuole. Altro che capacità profetiche, Fassino sembra aver smarrito pure quelle mentali. Davvero una grossa perdita. Ma le recenti sceneggiate dei neo protaviani confermano come la TAV non sia solo lo stupro della Val di Susa e della sua comunità, non sia solo una titanica mangiatoia, ma sia un simbolo politico del vecchio regime e della sua concezione di democrazia. La TAV rappresenta il cemento spacciato come sviluppo, rappresenta le lobby degli affari e della politica che cooperano fregandosene di tutto e di tutti pur d’ingrassare, rappresenta la politica che si crede superiore ai cittadini e cala dall’alto le sue decisioni arrivando perfino ad imporle con la forza se trova opposizione, una politica che antepone la convenienza degli appalti perfino al dolore dei cittadini, perfino ai dati che dimostrano quanto quell’opera sia dannatamente senza senso. Per questo la TAV va fermata. Vanno fermate le logiche ereditate dal vecchio regime che hanno devastato l’Italia riempiendola di cattedrali nel deserto ed ecomostri e corruzione quando in molti territori non ci sono i treni e strade e scuole cadono a pezzi. Non ci sono dubbi. Fermare la TAV sarebbe una vittoria storica e che dimostrerebbe plasticamente il cambiamento a 5 stelle. E il Movimento è ancora in tempo. Pd e Forza Italia non sono riusciti a blindare l’opera anche grazie alle proteste e mega penali se si blocca tutto non ce ne sono. Per questo, qualunque sia l’esito dell’analisi prevista dal contratto, oltre a quelli ambientali ed economici, il Movimento deve considerare molto bene anche quelli politici di costi e benefici.

Tommaso Merlo

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