I sondaggi danno qualche punto in meno al Movimento, ma quei voti non vanno al Pd che continua invece a calare. Per quello che valgono oggi i sondaggi, si tratta di un segnale importante. Chi ha abbandonato il Pd non torna indietro. Comportamento comprensibile. Le persone tradite vanno oltre. Anche in politica. E si conferma come il Pd abbia solo due opzioni davanti a sé: scomparire starnazzando o scomparire in silenzio. La prima ipotesi è la più probabile visto che le redazioni italiche sono ancora infestate da infamisti orfani della galassia di sinistra. Da quell’intellighenzia ex comunista che da giovane voleva cambiare il mondo poi si è svenduta per un paio di Rolex. Idealisti che hanno perso gli ideali. Moralisti che hanno perso la morale. Poltronisti che non vogliono mollare le poltrone. Politicanti e giornalai che strada facendo hanno perso tutto, anche la capacità di provare vergogna e per questo ancora infamano e pontificano ai quattro venti. Non si rendono conto di quanto senza credibilità le loro parole siano vuote come le pagine dei loro giornali e come i dibattiti delle loro trasmissioni televisive. Vuote e con uno sgradevole odore di muffa, odore di un mondo obsoleto che si ostina ad inquinare il dibattito pubblico a tempo scaduto. Sempre più accerchiati, sempre più isolati, sempre più faziosi. In attesa che le loro redazioni portino i libri in tribunale e sventolino bandiere bianche fuori dalle finestre. S’impone una solida certezza: che il Pd sparisca del tutto dalla circolazione è solo quesitone di tempo. Il destino del Pd è lo stesso dei comunisti col rolex: frantumarsi in piccoli pollai litigiosi ubicati ai margini della politica che conta. A conferma della teoria del pollaio giungono le prime indiscrezioni sulle primarie del Pd. Sono reduci da uno tsunami devastante, non hanno uno straccio di idea che sia una, eppure sono già pieni di candidati alla segreteria pronti ad azzuffarsi. Le solite bande, le solite faide che si menano sul nulla. Un processo di decomposizione quello del Pd che si deve molto al Movimento 5 Stelle che gli ha drenato voti e linfa e senso. Il Movimento ha fatto saltare quel bipolarismo – o addirittura bipartitismo – con cui il vecchio regime sperava d’imbrigliare la politica italiana. Destra e sinistra volevano continuare a passarsi la palla tra loro inciuciando quando serviva a fermare i barbari. Il Movimento gli ha rovinato la festa. Lo ha fatto democraticamente, mettendo sul piatto politico una proposta migliore e vincendo le elezioni. Ma al Pd non vogliono sentire ragioni e continuano imperterriti con la loro campagna d’odio. Dopo essersi fuso con Forza Italia, oggi il Pd si sta spingendo addirittura a fiancheggiare Salvini pur di colpire il Movimento 5 Stelle. Un odio davvero radical e davvero di shit. Un odio che ha ragioni più culturali che politiche. Un odio generato dall’ego di caste ex comuniste che si credevano superiori intellettualmente e moralmente, di caste che da giovani volevano cambiare il mondo, e poi si sono svendute per due rolex e oggi odiano chi gli sbatte davanti al naso la loro ipocrisia, il loro fallimento storico, il loro tradimento a quei valori e a quelle classi che dicevano di voler difendere. Un odio che li ha ridotti ad una delle innumerevoli versioni di quelli fredde e autoreferenziali e ciniche élite conservatrici di cui è lastricata la storia delle democrazie. È questa la vera colpa del Movimento 5 Stelle: aver fatto emergere la verità storica di cosa sia il Pd, i suoi dirigenti e giornalai al seguito: nient’altro che radical shit. Ma possono starnazzare fin che vogliono. Come confermano i sondaggi, chi ha abbandonato il Pd non torna indietro. Le persone tradite vanno oltre. Anche in politica.

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com

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