Il costruttore Luca Parnasi pagò una tangente di 250 mila euro alla Lega di Salvini nel 2015. Lo ha ammesso lo stesso Parnasi ai magistrati e a giudicare dalla cifra deve essere stata una relazione davvero intensa la loro. Peccato che sia finita così male. Pare che Salvini fosse cornuto. Parnasi se la faceva infatti anche col Pd di Renzi e perfino con la Meloni. Davvero un farfallone. Salvini fa sapere che ci aveva “creduto fino in fondo” in quella relazione e di sicuro avrebbe preferito che il suo ex partner avesse tenuto la bocca chiusa. E invece niente. Ha svuotato il sacco e fatto girare foto imbarazzanti che li ritraggono in momenti d’intimità. “Peccato” – cinguetta Salvini – “si vede che aveva altre priorità”. Parole sagge. La priorità del Parnasi è uscire di galera. Mentre quella di Salvini è quella di continuare a far credere agli italiani di essere un politico nuovo, un paladino del cambiamento che con la vecchia prostituzione partitica non ha nulla a che fare. E tanto meno con la corruzione e con la politica al servizio di qualche lobby del cemento. Nulla. E questa rottura sentimentale non ci voleva anche per le modalità con cui si è consumata. Il Ministro dell’Interno è stato sorpreso dalla notizia nel bel mezzo della savana africana circondato da orde di baluba e di zulù mezzi nudi e con l’anello al naso. Una missione delicatissima. Il nostro Ministro dell’Interno stava convincendo quei selvaggi a riprendersi i loro figli e nipoti fuggiti illegalmente sul suolo italico. Una questione vitale. Salvini aveva giurato agli elettori di rispedire tutti i clandestini a casa loro il giorno dopo le elezioni col primo volo da Malpensa. E in milioni ci hanno creduto e l’hanno votato, ma poi hanno saputo che era una cagata pazzesca e che ci vorrebbe un secolo e miliardi di euro per farlo. E così oggi Salvini va a supplicare in ginocchio i baluba e gli zulù a dargli una mano pur di salvare la faccia anche perché a maggio ci sono le elezioni europee e vorrebbe continuare a sfruttare la bufala della sicurezza e dell’uomo nero per raccattare voti. E mentre Salvini è lì a piagnucolare in mezzo alla savana, dall’Italia gli giungono parole struggenti. “Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora”. Già, per Parnasi i 250 mila euro della tangente erano solo l’aperitivo, i soldi grossi sarebbero arrivati dopo, con qualche bell’appalto, con qualche bella opera ovviamente di grande utilità pubblica. Perché di questo si occupa il tenero Parnasi, di costruire e per costruire bisogna vincere gli appalti e per vincere gli appalti bisogna comprare la politica e per comprare la politica servono i soldi. Tanti soldi. È sempre stato così e sempre sarà così secondo Parnasi ma anche secondo il suo ex Salvini. Il loro era un rapporto solido, basato sulla condivisione di valori profondi e su una visione del mondo comune. Una storia davvero intensa che non doveva finire così male. Avevano grandi progetti insieme pare soprattutto al nord. Avrebbero potuto vincere un sacco di gare, fregare concorrenti e regole e ricoprire l’Italia di cemento innalzando monumenti al loro ego alla faccia degli “ambientalisti da salotto”. Soldi, potere, gloria. E invece niente. Tutto finito. E pure nel modo peggiore. Con delle brutali corna addirittura col Pd di Renzi e con la Meloni. Che tristezza immonda. Come se Salvini fosse un politicante qualsiasi  sopravvissuto alla prima Repubblica invece che un paladino del cambiamento. Come se la Lega fosse la solita ladrona.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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