Il vecchio regime ha preso di mira Toninelli da mesi ormai. Ma la satira non c’entra nulla. Luca e Paolo o Crozza o chicchessia possono fare l’imitazione di Toninelli anche 24 ore su 24 a reti unificate. Chissenefrega. Non scalfirebbero di un millimetro l’ottima reputazione che il ministro Toninelli si è guadagnato fino ad oggi. La satira fa male quando tocca questioni vere e scomode che qualche boss vuole celare. Come è stato per Berlusconi e le sue frequentazioni mafiose o puttanesche. O come è stato per Renzi e le sue frequentazioni lobbistiche o il suo parlare ad minchiam. Ma Toninelli non ha nulla da nascondere o rimproverarsi, anzi. Sta facendo il suo lavoro con dignità ed onestà. Nella tragedia genovese si è dimostrato fermo e dalla parte dei cittadini e con determinazione sta mettendo mano alle mangiatoie e alle macerie ereditate dal vecchio regime. Se poi qualcuno del mondo dello spettacolo lo trova buffo per il suo aspetto o atteggiamento e ci vuole scherzare sopra che lo faccia pure. Chissenefrega. Discorso molto diverso per la gogna mediatica che i giornali del vecchio regime hanno scatenato contro Toninelli. Da mesi ormai, non appena il ministro apre bocca, lo sbattono in prima pagina attaccandosi alle sillabe. Qualsiasi cosa dica la spacciano come gaffe e lapsus e chissà quali strafalcioni. Lo vogliono denigrare, lo vogliono delegittimare, lo vogliono intimidire. Per capirne il motivo basta guardare a quali sono le lobby che finanziano i giornali. A quali sono le cordate di prenditori che buttano via milioni e milioni per mantenere giornali che non legge più nessuno e che senza più nessuna credibilità si sono ridotti a vetrina commerciale dei potentati ed arma impropria per colpire i nemici politici. Nemici come questo governo e come Toninelli che ricopre un ruolo molto delicato. Se c’è un nervo sensibile in Italia sono le mangiatoie del cemento, è lì che si sublima il connubio incestuoso tra politica e affari. Soldi veri. Le lobby sono abituate a farsi i propri sporchi comodi dietro le quinte. Sono abituate ad una politica che si mette in ginocchio e a disposizione. E quel ministro che corre a briglie sciolte da fastidio e vogliono domarlo. Metodi pseudo mafiosi che però non stanno affatto scalfendo la reputazione del ministro Toninelli. A conferma di come le caste del vecchio regime e le lobby non abbiano capito una mazza di come funziona il Movimento 5 Stelle. Toninelli è un cittadino come tutti gli altri che sta servendo temporaneamente il suo paese. Un cittadino che dopo cinque anni all’opposizione è stato scelto per fare il ministro perché ritenuto dal Movimento il più idoneo per quel compito. Toninelli non è un politicante di professione, non è lì perché è un maestro di retorica o per il suo aspetto piacione. Toninelli può pettinarsi anche con le treccine e può fare tutti i lapsus e le gaffe e gli strafalcioni che vuole. Chissenefrega. Quello che conta è che il cittadino e ministro Toninelli non rubi, non menta e non tradisca i cittadini schierandosi con interessi occulti. L’importante è che agisca con umiltà, coerenza ed efficacia. Sostanza, non forma. Fatti, non parole. Le bande politico affaristiche criminali che hanno devastato l’Italia giravano in doppio petto, laccati e si esprimevano con un linguaggio forbito. Sembravano dei gentlemen aristocratici e in realtà erano dei balordi senza scrupoli. Quanto alla satira la censuravano di continuo mentre i loro giornali li osannavano come irreprensibili statisti. Già. Toninelli tutta la vita.

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com

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