Il Pd butta nella spazzatura il proprio simbolo. È ufficiale. Si sono arresi. A mani alzate. Il Partito democratico per come l’avevamo conosciuto ha lasciato questa Terra in maniera irreversibile. Pace all’anima sua. Ad ammetterlo sono finalmente anche i dirigenti superstiti del Pd dopo che milioni di cittadini glielo ripetevano da anni. Ormai quando vedono quella P e D vicine, ai cittadini l’unica cosa che viene in mente è una bestemmia. Ma trattandosi pur sempre di centrosinistra, non è così semplice come appare. Logica e buon senso vorrebbero che i dirigenti del Partito democratico – dopo aver buttato il simbolo nella spazzatura – abbassino la saracinesca e se ne tornino a casa. Che ne so, per trovarsi finalmente un lavoro perbene oppure a spendere i milioni che si sono guadagnati alle spalle dei contribuenti con qualche hobby degno del loro nuovo ceto. Già, lo vorrebbero logica e buon senso, ma i dirigenti del Pd vogliono tutt’altro. Vogliono replicare una mossa che la sinistra italiana compie dal 1989, dalla caduta del muro di Berlino. Sono esattamente 30 anni che gli ex comunisti si spremono le meningi organizzando congressi e sfoderando analisi e ragionamenti arguti e pubblicano tomi e riviste con le loro prestigiose Fondazioni, ma alla fine non hanno prodotto uno straccio di idea nuova che sia una. Nulla. Zero assoluto. L’unica cosa che sono stati capaci di rinnovare in tre decenni, sono stati i simboli, le sigle, i nomi, i loghi. La confezione all’interno della quale replicare il proprio infinito tramonto politico e culturale. La confezione all’interno della quale portare avanti la propria interminabile carriera poltronistica. Una specie di restyling si direbbe oggi, una rinfrescata di marketing in modo da rilanciare il partito sul mercato elettorale. In modo da renderlo più accattivante e capace di riaccendere gli entusiasmi degli elettori smarriti. In genere gli ex comunisti hanno sempre organizzato tali pagliacciate dopo qualche legnata elettorale o dopo la perdita di qualche pezzo. E cioè in momenti di crisi quando avevano bisogno di riguadagnare consensi. Esattamente come stanno facendo oggi. Stessa identica mossa. A seguito di una scissione interna che li ha azzoppati e a seguito della mitica mazzata del 4 marzo, i dirigenti del Pd hanno capito che con quel nome e con quel simbolo sono spacciati. Quel nome e quel simbolo ricordano anni in cui hanno tradito valori e cittadini che dicevano di voler difendere, anni in cui hanno seminato rabbia e dolore. Il Pd è stata una delle esperienze politiche più fallimentari della storia politica italiana. È quindi una buona notizia che il Pd come lo avevamo conosciuto ci lasci per sempre. Ma è inutile farsi illusioni. Come da tradizione della sinistra, a cambiare è solo la confezione. Dentro ci resteranno gli stessi dirigenti falliti, lo stesso vuoto di idee e contenuti, le stesse beghe tra baronetti, il solito infinito tramonto politico e culturale.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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