Berlusconi invita gli italiani ad “aprire gli occhi” quando lui rischia di chiuderli per sempre. Più che gli occhi, gli italiani dovrebbero aprire i sarcofaghi e non solo quello di Berlusconi ma di tutti gli anziani che si ostinano ad imporre la propria presenza pubblica fino ad un passo della fossa. Un’usanza tipica del nostro paese ma che sta degenerando da quando le aspettative di vita si sono allungate e l’Italia si è riscoperta il paese più vecchio del mondo. Il problema non è certo la longevità. Lunga vita a tutti. Il problema è quando gli anziani invece di starsene a casa a curare i nipotini e l’artrosi, s’intestardiscono a bazzicare nell’arena pubblica. Tra le categorie più dannose vi sono certamente politici e giornalisti tanto per cambiare. Privilegiati che tendono a tirare le cuoia assai tardi grazie una vita agiata ed agevole a chiacchierare del più e del meno e che se non bastasse, per scalzarli dal palcoscenico o deve scoppiare una qualche rivoluzione oppure deve essere il Padreterno in persona ad abbassare il sipario. Lo si vede anche in queste settimane. Le liste elettorali dei vecchi partiti sono piene zeppe di nonnetti che farneticano di voler costruire una nuova Europa, si presume dall’aldilà. E in televisione appaiono sovente matusalemme giornalistici a disquisire del futuro come se ne avessero ancora davanti a sé. A primo acchito, il loro potrebbe sembrare un estremo gesto d’altruismo. E cioè quei matusa si starebbero sacrificando per tutti noi fino al ciglio della tomba. Sarà, ma conoscendo il pedigree della gerontocrazia italiana e di certi personaggi, è lecito nutrire forti dubbi in merito. Più che attempati samaritani, sembrano più incurabili egocentrici. E cioè persone che nella vita hanno avuto successo e strada facendo si sono messe in testa di essere la professione che fanno e il ruolo che svolgono al punto da rimanere imprigionate nel personaggio che recitano. Per questi attori imperterriti, scendere dal palcoscenico significherebbe perire e così si rifugiano nella finzione. Indossano la maschera del grande leader politico o del giornalista illuminato anche di notte e per reggere alla distanza si autoconvincono di essere insostituibili e indispensabili per gli altri e per il proprio paese. Una recita perenne, fino all’ultimo respiro. Come se tutti quei soldi e quel potere accumulati alla fine non servissero a nulla perché l’unica cosa che gli dà senso è recitare la parte del proprio egocentrico personaggio. Come se loro non fossero nient’altro. Come se la vita non offrisse nient’altro. Ma la colpa non è tutta loro. La colpa è anche delle compagnie teatrali di ruffiani ed opportunisti che gli gravitano attorno e che per convenienza o ottusità tengono in piedi un’assurda gerontocrazia ottuagenaria. Come in queste settimane con le liste elettorali dei vecchi partiti zeppe di nonnetti e i matusalemme giornalistici che biascicano dagli schermi televisivi. Tutti a recitare su qualche palco in attesa che il Padreterno abbassi il sipario

Tommaso Merlo

www.tommasomerlo.com

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