Pd e Forza Italia vincono insieme a Gela. Artefice della svolta è stato quello che si prefigura come il futuro leader del forzapidismo, Gianfranco Miccichè. Un berlusconiano della prima ora che ancora non è riuscito a disintossicarsi. Un poltronista tra i più tenaci e folcloristici del mondo siciliano. L’intuizione di Miccichè è pragmatica. Per evitare l’estinzione permanente, l’unica via rimasta è che Pd e Forza Italia la smettano di recitare ed uniscano i cocci del vecchio regime. Pd e Forza Italia in realtà inciuciano da sempre, hanno pure governato insieme, ma lo hanno sempre fatto come se temessero il giudizio dei cittadini o come se non gli convenisse palesarlo.  Temevano di svergognare il giochetto destra-sinistra con cui raccattavano voti. Dal misterioso patto del Nazareno con relativo papello, fino a Renzi che ha governato grazie ad Alfano e a Verdini e compagnia. Pezzettii di Forza Italia che hanno fondato finti partiti per garantire al Pd i voti che gli mancavano in parlamento. Il tutto in cambio di poltrone ovviamente e di una politica che non desse fastidio alle rispettive lobby padronali. Dopo anni d’inciucio camuffato, oggi Pd e Forza Italia sono la stessa identica cosa. Idee per il futuro non ne hanno neanche mezza, sono solo accozzaglie di politicanti che non si rassegnano alla propria fine pubblica. In compenso però, Pd e Forza Italia condividono la stessa concezione di politica intesa come guerra per il potere e di democrazia intesa come partiti al servizio delle lobby invece che dei cittadini. La novità della mossa di Micciché sta nell’outing. Nell’ufficializzazione dell’inciucio e nel suo battesimo elettorale vincente. Una mossa coraggiosa che fa di Micciché un leader in pectore del futuro partito unico tra Pd e Forza Italia. Un ruolo che meriterebbe perché i leader sono quelli che aprono nuove strade e hanno il coraggio di percorrerle fino in fondo. “I simili devono stare insieme”, dice Miccichè. “Francia o Spagna basta che se magna”, gli rispondono dal Pd. Ma non tutti. Alcuni hanno già indossato il bavaglino, altri fanno gli schizzinosi. La solita frattura che lacera il Pd e che la mossa di Miccichè ha il merito di far riemergere. Da una parte il Pd consapevole di essere la fotocopia di Forza Italia e del fatto che per tenere almeno qualche deretano al caldo bisognerebbe unire le forze coi reduci del vecchio regime. Dall’altra un Pd parruccone ed eternamente indeciso che se proprio deve scegliere preferirebbe estinguersi lentamente insieme ai Comunisti col Rolex. Un trapasso che ritengono più naturale. Due linee, due concezioni opposte destinate a scontrarsi al primo congresso nazionale del Forzapidì che potrebbe tenersi proprio a Gela, laboratorio e culla della nuova era. Vedremo chi la spunterà ma Miccichè appare nettamente in vantaggio rispetto a Zingaretti. A Gianfranco si deve l’outing della svolta e poi appare dotato di qualità di leadership e di spessore politico e culturale nettamente superiore. Davvero l’uomo ideale come primo segretario del Forzapidì.

Tommaso Merlo

http://www.tommasomerlo.com

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