La baraonda anti Salvini che si è scatenata in questi giorni è solo l’antipasto. Un governo con Salvini premier scatenerebbe una guerra civile. Salvini potrebbe essere già al culmine della sua parabola politica e un giorno rimpiangere questi giorni da ministro dell’interno spesi in giro a far selfie. Salvini non sarà mai premier perché è troppo divisivo e scatena odio nei suoi avversari che sono molti e non solo a sinistra. Pesa il suo passato padano ma anche un presente burrascoso infarcito di provocazioni e cinismo. Troppo estremista e senza l’adeguata stoffa. Salvini è un animale da partito che mal sopporta un ruolo istituzionale ed è malvisto all’estero. È questo il vero responso della campagna elettorale permanente che Salvini sta portando avanti da quando è ministro dell’interno. Un uomo e un politico completamente inadatto a fare il premier. Ma oltre ai suoi limiti personali e agli istinti che scatena nel popolo, sono i troppi compromessi col passato a sbarrare la strada alla premiership di Salvini. Non tanto gli ammiccamenti fascistoidi che lui usa più che altro per scatenare gli opposti isterismi comunistoidi e compattare il suo nocciolo duro. Quanto gli ammiccamenti col regime forzapidino che ha devastato l’Italia. L’alleanza sottobanco con Berlusconi è un macinio pesantissimo per una Lega che dice di voler guardare avanti. Una contraddizione intollerabile per chi aspira davvero a girare pagina. Ma peggio ancora, a sbarrare la strada a Salvini sono gli ammiccamenti che la Lega fa alla corruzione. Il sindaco di Legnano finisce in galera mentre gli indagati leghisti fioccano. Eppure Salvini se la cava con un tweet. Come se non volesse o non potesse capire la gravità della situazione. L’Italia è devastata dalla corruzione. Passano gli anni, cambiano i governanti, ma ladri e mafiosi persistono ad inquinare le istituzioni e rubare risorse e futuro ai cittadini. Una emergenza nazionale anche perché quello che viene alla luce è solo una minima parte. Se i farabutti insistono è perché hanno grandi probabilità che gli vada bene. E se ancora gli conviene la colpa è di un sistema che favorisce il malaffare. I vecchi partiti hanno sempre permesso ai farabutti di far carriera nel partito e di candidarsi, poi li hanno assistiti nel conquistare le poltrone e poi una volta finiti in disgrazia li hanno sempre protetti politicamente affidandosi ipocritamente alla giustizia. Invece di prendersi le proprie responsabilità, i vecchi partiti hanno osato addirittura ostacolare la giustizia schierandosi di fatto dalla parte dei farabutti. Una prassi malata che ha consentito al marciume di proliferare ovunque. Dal piccolo comune di montagna fino a Roma. E il 4 marzo è anche questo. In un paese civile nessun ladro o mafioso dovrebbe infiltrare la politica e le istituzioni e quando viene scovata qualche mela marcia va gettata immediatamente prima che infetti il resto. La politica ha un ruolo fondamentale di prevenzione e di argine al malaffare. Eppure, nonostante sia travolta dagli scandali, la Lega di Salvini si sta dimostrando incapace di cambiare marcia ed adeguarsi al disperato grido di cambiamento ed onestà che emerge nel paese. Di questo passo rischia di fare la brutta fine dei vecchi partiti che sono marciti a furia di fare spallucce al malaffare. E se continuerà così, in futuro questo paese sarà solo giallo. E qualunque forza vorrà fare politica dovrà adeguarsi agli standard etici introdotti dal Movimento 5 Stelle oppure – perché no – migliorarli. Altro che fare il Premier, Salvini potrebbe essere all’apice della sua parabola ed aver già incominciato una rovinosa discesa.

Tommaso Merlo

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